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I presupposti dell'obbligo di notifica alla persona offesa della richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare personale

di Gaspare Dalia

Con la pronuncia in commento, la Suprema Corte contribuisce a chiarire i contorni dell’obbligo di notifica del­l’i­stanza ex art. 299 c.p.p. alla persona offesa, attraverso la puntuale ricostruzione dei diversi interventi legislativi che, a partire dalla previsione di un mero dovere informativo, hanno inserito nel sistema un momento di reale coinvolgimento dell’offeso nella dinamica cautelare, apprestando, così una tutela rafforzata della vittima in relazione ai delitti maturati in contesti in cui sussistono concrete possibilità di intimidazione o di ritorsioni. Per far ciò, i giudici di legittimità hanno interpretato la norma tenendo conto del catalogo contenuto nella Direttiva 2012/29/UE, con cui si identificano i soggetti ai quali la tutela è riconosciuta in relazione al tipo di reato di cui sono vittima e alla loro condizione. Da ciò, secondo la Cassazione, discenderebbe un’univoca interpretazione della norma nel senso di riconoscere l’obbligo di notifica in tutti quei casi in cui la persona offesa sia esposta ad un concreto pericolo di vittimizzazione secondaria e ripetuta, di minacce e di rappresaglie.

PAROLE CHIAVE: Neri Neri Cintura Mytheresa Cintura Mytheresa In Cintura Pelle In Pelle On80wXPkmisure cautelari - revoca e sostituzione della misura cautelare - persona offesa dal reato - delitti commessi con violenza alla persona

The conditions to inform the victims about the request for revocation or replacement of precautionary measures

The Supreme Court helps to clarify the boundaries of the obligation to notify the application pursuant ex art. 299 c.p.p. to the victim, through a detailed reconstruction of the various Acts succeeded, which have allowed the passage of the fulfillment from mere informative effect (since initially there was not a moment of real involvement of the offense in the precautionary dynamics), up to reach a reinforced relevance of the offended part in all the crimes matured in the context for which there are concrete possibilities of intimidation or retaliation. To do this, the judges of Supreme Court have interpreted the standard referring, first of all, to the content catalog of Directive 2012/29/EU, which identifies the subjects whose protection is recognized in relation to the type of crime and to their condition. For the Supreme Court, an unequivocal interpretation of the law would result in recognizing the obligation of notification in all cases in which the victim is exposed to a concrete danger of secondary and repeated victimization, of threats and reprisals.

 

LA DISCIPLINA IN ESAME

Il procedimento di revoca e sostituzione delle misure cautelari, come modificato dal d.l. 14 agosto 2013, n. 93, convertito con l. 15 ottobre 2013, n. 119 [1], prevede un dovere di informazione [2]

Cravatte Raffaello Pancaldi SaldoRosso CadmioSeta2017 In network Seta If7gyYb6v

 della persona offesa (o del suo difensore, nonché dei servizi socio-assistenziali) quando si procede per delitti commessi con “violenza alla persona”, affinché la vittima [3] possa adottare tutte le misure comportamentali di autotutela rispetto alla modifica dello status detentionis dell’indagato [4].

Il legislatore sembra, tuttavia, essere andato oltre, avendo previsto, in un delicato ambito qual è quello cautelare, un particolare (e potenzialmente farraginoso) meccanismo per la modifica dello stato detentivo, ad eccezione dell’istanza formulata in sede di interrogatorio di garanzia.

È dunque chiaro che l’onere dell’indagato (o imputato, essendo previsto espressamente, dall’art. 299, comma 4-bisCinture collective Vestiaire Cinture Vestiaire Chloé Marroni Cinture collective Chloé Marroni Chloé Vestiaire VpqzGUSM, c.p.p., che tale meccanismo operi anche ad indagini concluse) sia imprescindibile requisito per consentire quel contraddittorio cartolare atto a dimostrare il permanere del solo pericolo per la persona offesa di subire tutte quelle conseguenze tipiche dei fenomeni di cd. vittimizzazione secondaria, senza che la stessa “interferisca” con tutto ciò che attiene alla sfera della libertà personale. Con il deposito di memorie ex art. 121, c.p.p. (per la verità, sempre presentabili a prescindere dell’attivazione di tale meccanismo), la persona offesa, invero, è partecipe nell’evoluzione dello statuscautelare al fine di offrire elementi di valutazione, che devono essere, però, esclusivamente pertinenti al profilo delle esigenze cautelari [5].

La sentenza in commento si caratterizza, tuttavia, per aver operato una pregevole ricostruzione sistematica dell’attuale impianto normativo seguente all’introduzione del comma 2-bis all’art. 299, c.p.p. [6], prevedendo una novità assoluta nel panorama della vicenda cautelare, ossia una condizione di ammissibilità dell’istanza de libertate, riservata, «con locuzione di significato tutt’altro che univoco, ai soli procedimenti per “delitti commessi con violenza alla persona”» [7].

In realtà, a seguito del necessario e non più rinviabile adeguamento del nostro sistema processuale volto ad un’effettiva tutela degli interessi della vittima di reato, tutto l’impianto procedimentale (e, in particolare, l’intero meccanismo di modifica di cui all’art. 299 c.p.p.), ha subito profonde modificazioni [8].

Ciò in quanto si è voluto decisamente valorizzare il ruolo (diversificato in ragione del titolo di reato per cui si procede) della persona offesa nell’ambito di tutto il procedimento penale [9].

I giudici della S.C. hanno, dunque, riflettuto sulla necessità o meno di estendere siffatto onere informativo in favore delle persone offese di reati contro il patrimonio e la conclusione, seppur apparentemente negativa (almeno per il caso sottoposto al loro esame), sottolinea la necessità di verificare in concreto, caso per caso, il tipo di tutela adeguata da assicurare alla vittima nel procedimento penale, compendiata in un corredo di facoltà e diritti di informazione e partecipazione ai quali non ci si può più sottrarre, in ragione degli obblighi imposti al nostro Paese e ricavabile dall’intero apparato normativo sovranazionale [10], contribuendo a definire, da una parte, gli oneri della difesa e, dall’altra, quelli della persona offesa [11].

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Al di là della condivisibile conclusione raggiunta [12], secondo cui il giudice dovrà sempre tener conto, in questi casi, della tipologia della vittima, del movente del reato ovvero del contesto in cui è stato commesso (al fine di distinguerlo tra espressione di violenza di genere o di violenza in relazioni strette), tuttavia, il principio espresso dalla S.C. nella sentenza in commento era stato già affermato in giurisprudenza [13], anche se è innegabile che il quadro dei reati ricompresi nel catalogo di quelli per i quali è necessario tale adempimento si sia definito via via nel corso tempo e anche grazie a tale ultimo intervento.

Infatti, l’avviso alla persona offesa (così importante da essere ritenuto estensibile a quei casi in cui la richiesta abbia ad oggetto il mutamento delle modalità esecutive delle misure coercitive [14] e, dunque, anche il mutamento del luogo di detenzione domiciliareCravatte Raffaello Pancaldi SaldoRosso CadmioSeta2017 In network Seta If7gyYb6v [15]) è stato ritenuto doveroso dalla giurisprudenza di legittimità alla vittima di reati di stalking e maltrattamenti in famiglia in caso di istanza di trasferimento di domicilio degli arresti domiciliari [16], «giacché rispetto a tale istanza la vittima potrebbe avere motivo di interloquire, in relazione a concrete situazioni di pericolosità, che potrebbero derivare ai suoi danni dall’accoglimento e, quindi, dall’effettivo trasferimento del domicilio».

In realtà, quelli per cui è previsto tale onere non sono tutti i reati le cui fattispecie legali astratte siano connotate dall’elemento della violenza alla persona [17], bensì si è ritenuto che vi dovessero rientrare anche tutti quelli che, in concreto, si siano manifestati con atti di violenza (non solo fisica, ma anche psicologica o morale) in danno della persona offesa [18], in quanto la tipologia di tali delitti risulta individuata dalla legge non già in termini astratti con riguardo al nomen iuris del titolo dei reati, ma con riferimento al concreto atteggiarsi delle modalità commissive della condotta, che devono essere connotate in fatto da “violenza alla persona” [19].

Ed è proprio su tale specifico aspetto che la decisione si caratterizza per la sua linearità, dimostrando l’importanza di una corretta individuazione della persona offesa legittimata a ricevere tale notifica, perché “interessata” al procedimento e, in particolare, dall’evolversi della vicenda cautelare. Rispetto all’as­set­to minimo disegnato dalla Direttiva 2012/29/UE, la tutela offerta alla vittima dall’art. 299, c.p.p. ha una valenza che supera i diritti di informazione, risultando piuttosto espressione di una tutela processuale connessa a profili di salvaguardia della incolumità della persona, cui è consentita la possibilità di portare all’attenzione del giudice circostanze rilevanti tramite il deposito memorie che, però, potrebbero finire con attenere anche a profili che esulano dai soli rilievi sulla permanenza delle esigenze cautelari.

SULL’INDIVIDUAZIONE (PER LA NOTIFICA DELL’ISTANZA) DELLA PERSONA OFFESA

Quali siano i reati legittimanti tale onere in capo all’indagato lo ha chiaramente affermato la S.C. con la pronuncia in commento.

Tuttavia, è opportuno definire i termini in cui l’interesse a ricevere la notifica delle istanze ex art. 299 c.p.p., pena la loro inammissibilità [20], possa ritenersi integrato, così come stabilito dalla direttiva. La sentenza in esame, infatti, non si profonde adeguatamente nell’esplicitare quali possano essere i necessari contro-bilanciamenti che il giudice deve comunque operare.

Anzi, sembra modificare, in peius, un orientamento giurisprudenziale tendente a prediligere l’inter­pretazione del dettato normativo nel senso di valorizzare la legittimazione a ricevere l’avviso alle persone offese che abbiano manifestato un qualche interesse al procedimento: il diritto a partecipare alla vicenda cautelare deve ritenersi condizionato alla manifestazione della volontà di esserne parte, volontà che si esprime attraverso la nomina di un difensore o l’elezione di domicilio, in mancanza della quale non sembrerebbero spettare alla persona offesa gli avvisi previsti dall’art. 299, commi 3 e 4-bis, c.p.p. [21]

Invece, nella parte motiva, la S.C. riconosce il diritto alla notifica dell’istanza, non solo alle persone offese che abbiano nominato un difensore o eletto domicilio, ma anche a quelle che «paiono identificate compiutamente dagli atti del procedimento».

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La “estensione” dell’onere informativo anche a quei casi in cui sia sufficiente la “identificabilità” della vittima non appare convincente, in quanto, per quello che si cercherà di dire infra, al di là dei problemi relativi alla reperibilità (e della tempestiva conoscibilità da parte dell’indagato delle notizie necessarie per adempiere all’onere), ciò che rileva è la corretta valutazione circa la sussistenza di tale presupposto, ossia l’atto - questa volta con un onere individuato a carico della persona offesa - con cui manifestare tale interesse [22].

Si è puntualmente osservato, in dottrina, che la norma in questione «è stat[a], inoltre, oggetto di diverse interpretazioni, con riferimento alla affermazione della sussistenza o meno di un onere in capo alla parte offesa di manifestare la volontà di partecipare al procedimento, espressa dalla nomina del difensore o dalla dichiarazione ovvero elezione di domicilio, per esercitare il diritto di informazione e partecipazione» [23], registrandosi due diverse ricostruzioni ermeneutiche: da un lato, si sostiene che la norma di cui all’art. 299, commi 3 e 4-bis, c.p.p., disciplina le modalità della notifica alla persona offesa e che tale diritto all’informazione e al contraddittorio cartolare prescinderebbe da una manifestazione di volontà partecipativa della stessa, desumibile anche solo dalla nomina del difensore ovvero dalla elezione di domicilio e che, in subordine, si deve ricorrere al reperimento dei dati anagrafici negli atti del procedimento [24]100 accessori Roma Laura Ml Amazon Biagiotti Crema Edt 4A3RL5j; dall’altro, invece, c’è chi sostiene che, in assenza di tale manifestazione di volontà partecipativa, l’offeso decade dal diritto alla notifica dell’istanza di revoca, fermo il suo diritto a conoscerne l’esito [25].

Né sembra percorribile la “terza via” auspicata da chi, con riguardo alle formalità richieste per la dichiarazione di domicilio ove effettuare le notifiche, ritenga tale informazione fungibile con la semplice comunicazione del luogo in cui poter essere rintracciato [26]: vero è che tra le informazioni da comunicare alla persona offesa l’art. 90-ter,c.p.p. non include il diritto di essere previamente informata delle richieste di modifica cautelare subordinato alla nomina del difensore o all’elezione o dichiarazione di domicilio; tuttavia, tale soluzione deve essere doverosamente coordinata con il nuovo art. 90-bis, c.p.p. [27], a meno che non voglia sottolinearsi una evidente criticità nel confuso sistema delle comunicazioni rivolte alla persona offesa.

Come avviene spesso ultimamente, anche in questo caso il legislatore sembra aver dilatato eccessivamente le garanzie riconosciute alla persona offesa e, pertanto, occorre un ragionevole coordinamento delle norme: se l’art. 90-bis non prevede, tra gli avvisi, quelli relativi alla facoltà di dichiarare o eleggere domicilio, né al diritto di essere avvisati della richiesta di revoca o sostituzione delle misure cautelari nei procedimenti per delitti commessi con violenza alla persona e del correlativo diritto a presentare memorie, nonché della facoltà di richiedere di essere avvisati in caso di scarcerazione o evasione del condannato o internato (contenuta invece nell’art. 90-ter, c.p.p.), tuttavia, tale norma prevede l’infor­mazione circa la facoltà di avvalersi della consulenza legale.

A meno di non voler giustificare ipocrite ricostruzioni sistematiche degli istituti, è evidente che il valore più importante è quello di informare la vittima della facoltà (rectius, necessità) di farsi assistere, soprattutto in una fase delicata come è quella cautelare, da un difensore.

Certo, tale adempimento non dovrà mai intendersi come obbligatorio al pari di ciò che avviene per l’in­dagato; ciononostante, una reale, e pratica, “terza via” sarebbe quella di considerare l’avvertimento circa la nomina del difensore di fiducia della persona offesa (tra l’altro, reso effettivo dalla possibilità di ricorso al gratuito patrocinio) come il presupposto principale da cui far discendere una evidente e concreta manifestazione di partecipazione, non più passiva, al procedimento penale.

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Soltanto attraverso il ricorso alla tutela legale, infatti, la persona offesa sarebbe realmente in condizione di partecipare consapevolmente al processo e la nomina del difensore sarà elemento sufficiente a ritenere adempiuto l’onere richiesto dalla norma, ossia una sostanziale dimostrazione di un concreto interesse [28].

Eppure, in altre pronunce la S.C. sembra aver voluto escludere la sussistenza del diritto alla notifica dell’istanza di scarcerazione nel caso in cui la persona offesa abbia manifestato disinteresse verso il processo, omettendo di nominare un difensore o di eleggere domicilio. Né può ricavarsi da tale comportamento la decadenza della vittima dal diritto a ricevere la notifica dell’istanza e prendere parte alla vicenda cautelare [29].

Invece, la nomina di un difensore consentirebbe di non sacrificare eccessivamente la posizione del­l’indagato, poiché costituirebbe altresì il presupposto per una celere notifica dell’istanza ex art. 299 c.p.p., con conseguente automatica elezione di domicilio presso il difensore ex art. 33 disp. att. c.p.p., e possibilità di rispettare i tempi che dovrebbero essere necessariamente ristretti [30].

UN NECESSARIO CONTROBILANCIAMENTO CON LA PRESUNZIONE DI INNOCENZA

Dopo aver tentato di definire l’ambito di operatività della norma, proponendo una soluzione ermeneutica che tenga conto, in relazione agli aspetti formali dell’onere di notifica, dei rilevanti valori in gioco, la sentenza in commento offre l’occasione per evidenziare un’ulteriore criticità della normativa in esame.

Se prima «l’ambito de libertate era appannaggio della sola triade pm, giudice, indagato/imputato, ora in esso interloquisce anche la persona offesa» [31]; di qui l’esigenza di bilanciare i diritti fondamentali di difesa di entrambe le parti in causa (persona offesa/vittima e indagato/imputato).

Ciò pone, però, seri interrogativi e, nel contemperamento tra i confliggenti diritti, non possono essere adottate nella prassi soluzioni che non siano costituzionalmente e convenzionalmente conformi, tali da assicurare che «i nuovi diritti riconosciuti alla persona offesa, da un lato, non rimangano mere enunciazioni cartolari, e, dall’altro, non si introducano oneri che incidano ingiustificatamente e in modo intollerabile sulle garanzie di libertà dell’imputato» [32].

Il difficile bilanciamento tra presunzione di innocenza dell’indagato (già di per sé fortemente compromessa per essere stato egli raggiunto da una misura cautelare) e partecipazione della vittima al procedimento (che, da soggetto passivo eventuale, è divenuto - almeno per alcune fattispecie di reato - soggetto, sempre eventuale, ma attivo molto più di quanto non fosse previsto dal legislatore del 1988) è comunque reso ancor più complicato dall’aver previsto l’esercizio di tale facoltà senza una precisa e­nunciazione normativa che ne definisca la portata, indipendentemente dalla espressa manifestazione di interesse a ricevere la notifica dell’istanza ex art. 299 c.p.p.Cravatte Raffaello Pancaldi SaldoRosso CadmioSeta2017 In network Seta If7gyYb6v [33].

Guardando alla disciplina innovata dalla prospettiva dell’indagato, non può sfuggire che questi possa risultare, in ragione dell’adempimento richiesto, fortemente - ed ulteriormente - pregiudicato.

Invero, a quest’ultimo è riconosciuto dalla legge il diritto di poter chiedere la revoca o la sostituzione della misura non soltanto per una intervenuta modifica delle esigenze cautelari (l’unico aspetto su cui alla persona offesa è consentito di intervenire), bensì anche per un mutamento del quadro indiziario [34], perché, ad esempio, frutto di un’attività difensiva svolta all’esito di una conoscenza quasi integrale del fascicolo delle indagini, al quale il difensore dell’indagato ha avuto accesso altresì per aver impugnato il provvedimento impositivo della misura cautelare.

In pratica, l’istanza ex art. 299 dovrebbe rimanere, per l’indagato, una chance per far rivalutare al giudice sia il quadro indiziario che le esigenze cautelari; per la persona offesa è (e dovrà essere) soltanto un’occasione di rappresentazione dei pericula libertatis che correrebbe in caso di modifica dello status detentionis: invece, le si consente di venire a conoscenza degli elementi di indagine trasfusi nella richiesta ad essa notificata.

Laddove vi siano elementi concreti per poter ritenere pregiudicata la sua sicurezza (e non certo la sua “soddisfazione”) rispetto alla modifica del quadro cautelare, la persona offesa attualmente può disporre di facoltà piuttosto rilevanti [35], ma che devono essere sempre incanalate nel giusto binario della proporzione tra le diverse posizioni in gioco, con una decisa preferenza delle garanzie previste per l’indagato.

Come sottolineato dalla Suprema Corte nella sentenza in commento, infatti, è la stessa Direttiva 20/2012/UE a prevedere, testualmente, che tra le finalità dell’intervento in ambito di Unione Europea vi è comunque la salvaguardia dei diritti dell’autore del reato, mentre il meccanismo attuato dal legislatore italiano finisce inevitabilmente col pregiudicare l’indagato in vinculis.

Si pensi, invero, a ciò che potrebbe accadere nella prassi: in un caso di violenza sessuale, ad esempio, qualora l’indagato presenti al giudice un’istanza exPink Lip Le Beauty Crème 218 Clara Neri Net Jacobs Marc porter a qVUzMGSp art. 299 c.p.p. nella quale sono riportati i contenuti, integralmente o meno, degli atti del procedimento (costituiti prevalentemente da dichiarazioni di altre persone offese), la vittima verrebbe a conoscenza di atti che le sarebbero normalmente preclusi, magari anche in una fase immediatamente precedente alla celebrazione di un incidente probatorio dove ad essere assunta è per l’appunto la sua testimonianza, che risulterebbe ragionevolmente compromessa, se non addirittura “inquinata”, da quanto appreso dall’istanza.

È evidente che, in tal caso, il bilanciamento tra le esigenze di protezione della vittima con la presunzione di innocenza sarebbe operato dallo stesso difensore dell’indagato, il quale si troverebbe nella paradossale condizione di dover presentare al giudice elementi da cui desumere - proseguendo l’esempio precedente - la scarsa attendibilità della vittima, consapevole, però, che quest’ultima, perché semplicemente identificabile, debba ricevere per posta raccomandata un’istanza in cui, tra l’altro, il difensore non dovrebbe neanche indicare il termine entro il quale la vittima potrebbe eventualmente presentare le proprie richieste al giudice per evitare la modifica del regime cautelare del suo presunto “aguzzino”; non vi sarebbe l’indicazione che la vittima può esercitare tale facoltà solo in relazione alle esigenze cautelari; vi sarebbe, invece, la conoscenza di elementi relativi agli indizi di colpevolezza che la porrebbero in una pericolosa condizione di “superiorità” strategica rispetto alla posizione dell’indagato.

Né gli ultimi interventi normativi paiono aver ampliato le informazioni sul procedimento che la persona offesa può conoscere: il nuovo comma 3-ter dell’art. 335 c.p.p. - nel prevedere ora infatti che «senza pregiudizio del segreto investigativo, decorsi sei mesi dalla data di presentazione della denuncia, ovvero della querela, la persona offesa dal reato può chiedere di essere informata dall’autorità che ha in carico il procedimento circa lo stato del medesimo» - non fa altro che confermare la limitata conoscibilità per la persona offesa di notizie relative al procedimento, laddove «il richiamo al segreto investigativo può ridurre la portata della modifica, mentre le comunicazioni sullo stato del procedimento riguarderanno, evidentemente, non i singoli atti di indagine compiuti o da compiere, ma, considerato il collegamento con il termine di sei mesi, le eventuali determinazioni del pubblico ministero» [36].

Tali considerazioni suggeriscono che, in attesa di un riordino più organico, da parte del legislatore, delle norme relative alla informazioni sulla partecipazione della persona offesa all’intero procedimento penale, la strada più sicura da seguire per quel che riguarda il suo intervento alla vicenda cautelare è sicuramente nel senso di interpretare le norme valutando, caso per caso, quale sia il reato commesso, quale il contesto della condotta criminosa, quali i rapporti con la vittima e, soprattutto, quali le reali informazioni resele al momento della presentazione della denuncia-querela circa le proprie facoltà, al fine di vagliare attentamente il suo effettivo e concreto interesse a conoscere delle scelte difensive dell’inda­gato, a meno che non si voglia giustificare una sua indebita interferenza, legittimata surrettiziamente dall’esigenza di dare attuazione ai principi contenuti nella direttiva.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

La decisione in commento ha avuto il pregio di definire, si spera una volta per tutte, quando si perfezioni l’onere dell’indagato di informare la persona offesa/vittima e - più che i reati - le situazioni in concreto in cui intendere operativo il disposto di cui all’art. 299, comma 2-bis, c.p.p. Così come, invece, ha evidenziato i numerosi profili di criticità relativi a come debba intendersi espressa la volontà della persona offesa di voler partecipare, seppur incidentalmente, alla vicenda cautelare.

Ma, non solo.

A prescindere da ciò, sebbene tale verifica sia comunque importante, la sentenza della S.C. offre l’occasione di sottolineare come le scelte legislative operate sul punto abbiano finito col travalicare i limiti che il legislatore del 1988 aveva definito per la persona offesa: quella che non sia solo tale, ma anche vittima, ricopre nel procedimento penale un ruolo sempre più rilevante, in considerazione di quel perenne processo di anticipazione della soglia di giudizio in ragione del quale (e solo di quello) sembrano potersi giustificare i possibili cortocircuiti che il legislatore, grazie alla radicalizzazione della cultura del doppio binario, consente attraverso scelte che esulano dalla creazione di semplici strumenti per la protezione delle vittime di particolari reati.

Pertanto, in assenza di correttivi che adeguino le norme nel senso di evitare ingerenze e strumentalizzazioni della vicenda cautelare, già di per sé pregiudizievole della presunzione di innocenza, l’operatore non potrà che garantire che la persona offesa sia realmente informata dei suoi diritti, ma soprattutto dei suoi doveri, nonché di avvalersi di una difesa tecnica; l’interprete, invece, dovrà essere capace - perché dovrà cambiare la cultura al tradizionale modello delle indagini preliminari - di verificare, nel caso concreto, se, oltre alla effettiva tutela della vittima, sia stato operato quel necessario bilanciamento con le garanzie fondamentali dell’indagato/imputato così come previsto dalla stessa direttiva.

E, in quest’ottica, non si possono trascurare due dati fondamentali: il nostro sistema processuale, a differenza di quelli di molti altri paesi anch’essi destinatari della direttiva, già garantiva la partecipazione dell’offeso al procedimento per le indagini; il pieno contraddittorio, anche con la persona offesa e sempreché decida di costituirsi parte civile, s’instaura solo una volta che sia stata esercitata l’azione penale [37].

Cravatte Raffaello Pancaldi SaldoRosso CadmioSeta2017 In network Seta If7gyYb6v

Anche perché, come rilevato nella motivazione della sentenza in commento, la ratio della riforma non è tout court l’estensione indiscriminata del diritto di difesa e al contraddittorio della vittima del reato, bensì la protezione della stessa in relazione a beni fondamentali quali l’incolumità e la vita.

Ed è questa l’unica chiave di lettura per intendere in senso armonico col nostro sistema le previsioni interpolate con i recenti interventi legislativi.

 

[1] Si tratta del d.l. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla l. 15 ottobre 2013, n. 119, contenente disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere.Cravatte Raffaello Pancaldi SaldoRosso CadmioSeta2017 In network Seta If7gyYb6v

[2] Riguardo alla natura dell’avviso v. S. Ciampi, Il diritto di difesa e all’informazione, in M. Bargis-H. Belluta (a cura di), Vittime di reato e sistema penale. La ricerca di nuovi equilibri, Torino, Giappichelli, 2017, p. 291; per M. Guerra, Questioni in tema di diritti di informazione ed interlocuzione della persona offesa nell’incidente cautelare, in Cass. pen., f. 6, 2017, p. 2535, è «il presupposto per l’esercizio di un diritto di partecipazione cartolare, che assicura maggiore tutela e partecipazione della persona offesa al procedimento», […] contemplando «per la prima volta il coinvolgimento diretto dell’offeso nella cognizione della fase esecutiva cautelare, tradizionalmente segnata dalla esclusiva contrapposizione dialettica tra autorità statale e imputato, estraneo pertanto, al coinvolgimento della vittima».

[3] Per quanto concerne la definizione di vittima, in dottrina si è affermato che «l’art. 2, § 1 della direttiva 2012/29/UE innova rispetto alla decisione quadro [N.D.R. la 2001/220/GAI], comprendendo nel concetto di “vittima” oltre alla persona fisica che abbia subito un pregiudizio fisico, mentale, emotivo o economico a causa di reato, anche i familiari della persona la cui morte sia stata causata direttamente da un reato e che abbiano conseguentemente subito pregiudizio. Alle vittime di reato si prescrive che debba assicurarsi idoneo accesso alla giustizia, anche a prescindere dalle condizioni di soggiorno nel territorio, dalla cittadinanza o nazionalità». Così M. Menna, I soggetti, in AA.VV., Manuale di diritto processuale penale, in A. Scalfati (a cura di), Torino, Giappichelli, 2017, p. 129 ss.

[4] Si rinvia sul punto a D. Potetti, Il nuovo art. 299 c.p.p. dopo il decreto legge n. 93 del 2013, in Cass. pen., 2014, p. 971 ss.

[5] In termini negativi sui rischi di assistere ad una dilatazione dei tempi e ad uno sproporzionato sacrificio del diritto di difesa del recluso, v. A. Diddi, Chiaroscuri nella nuova disciplina della violenza di genere, in questa Rivista, 2014, p. 100. L’A. parla espressamente di «pericolose strumentalizzazioni della persona offesa e favorire sottili (ed il più delle volte impercettibili) forme di trattative tra privati aventi ricadute su beni che non dovrebbero essere intaccati da alcuna altra esigenza se non di natura strettamente processuale, l’onere cui l’istante colpito da una misura restrittiva viene sottoposto potrebbe limitare l’esercizio delle sue facoltà».

[6]Cravatte Raffaello Pancaldi SaldoRosso CadmioSeta2017 In network Seta If7gyYb6v Così come, del resto, è stato già osservato da A. Ubaldi, Istanza di sostituzione della misura cautelare: non sempre occorre avvisare la persona offesa, in Dir. e giustizia, 161, 2017, p. 11, secondo cui «sono due gli argomenti a sostegno della limitazione del perimetro dell’onere informativo a tutto vantaggio del diritto di difesa (e di libertà personale) dell’imputato: in primo luogo, la necessità di “imporre una adeguata focalizzazione sulle esigenze cautelari, all’evidenza con particolare riferimento al pericolo di reiterazione di reati a base violenta in quanto principale motivo fondante la tutela rafforzata della parte offesa” (soggetto debole); in secondo luogo, la concreta possibilità di avvisarla, in considerazione dell’osservato adempimento di aver nominato un difensore, di aver eletto e/o dichiarato domicilio».

[7] Se, da un lato, «l’art. 299, comma 2-bis, c.p.p. impone la comunicazione alla persona offesa della revoca, sostituzione o applicazione con modalità meno gravose delle misure coercitive diverse dal divieto di espatrio e dall’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Dall’altro lato, l’art. 299, comma 3, c.p.p. prevede, a pena di inammissibilità dell’istanza, la notifica alla persona offesa della richiesta di revoca o sostituzione della misura». Così B. Romanelli, Omessa notifica alla persona offesa della richiesta di revoca o sostituzione di misura cautelare coercitiva: problemi definitori e rimedi in sede di impugnazione, in Cass. pen., 12, 2017, p. 4429.

[8] In dottrina, v. ancora sul tema H. Belluta, Revoca o sostituzione di misura cautelare e limiti al coinvolgimento della vittima, in www.penalecontemporaneo.it, 28 novembre 2013, p. 1 ss.; A. Diddi, Chiaroscuri nella nuova disciplina sulla violenza di genere, in Uv Gel Rosa Step 032 Lampada led Rimmel Unghie Colore Ml Cocktail Passion Super Notino 1 Smalto 12 Per Senza dxWBoQErCequesta Rivista, cit., p. 98 ss.; M. Bontempelli, Novità nelle procedure di revoca e sostituzione, in A. Diddi-R. M. Geraci (a cura di), Misure cautelari ad personam in un triennio di riforme, Torino, Giappichelli, 2015, p. 143 ss.; D. Potetti, Il nuovo art. 299 c.p.p. dopo il decreto legge n. 93 del 2013, cit., p. 975 ss.; A. Procaccino, L’avvento della persona offesa nelle dinamiche custodiali, in A. Diddi-R.M. Geraci (a cura di), Misure cautelari ad personam in un triennio di riforme, cit., p. 88 ss.; F. Zacché, Le cautele fra prerogative dell’imputato e tutela della vittima di reati violenti, in Riv. it. dir. proc. pen., 2015, p. 675 ss.; Id., Il sistema cautelare a protezione della vittima, in M. Bargis-H. Belluta (a cura di), Vittime di reato e sistema penale. La ricerca di nuovi equilibri, cit., p. 434 ss.

[9] Per M. Guerra, Questioni in tema di diritti di informazione ed interlocuzione della persona offesa nell’incidente cautelare, cit., pag. 2535, «si tratta di una garanzia molto avanzata: […] l’informazione prevista dai commi 3 e 4-bis dell’art. 299 c.p.p., è preventiva, è presidiata dalla sanzione processuale della inammissibilità dell’istanza de libertate nell’ipotesi di omissione ed è direttamente funzionale all’esercizio di un diritto di interlocuzione della persona offesa», avendo essa la specifica finalità di consentire alla vittima, anche tramite il proprio difensore, di presentare memorie, ai sensi dell’art. 121 c.p.p., con le quali poter indicare al giudice elementi utili alla decisione, nei due giorni successivi alla notifica, trascorsi i quali il giudice procede comunque.

[10] Tra gli ulteriori e più significativi interventi legislativi, si segnalano il d.lgs. 15 dicembre 2015, n. 212, consistente nel recepimento della Direttiva 2012/29/UE del 25 ottobre 2012, più nota come “lo Statuto dei diritti delle vittime”, nonché il d.lgs. 11 febbraio 2015, n. 9, che attua la Direttiva 2011/99/UE sull’ordine di protezione europeo. Per una più completa ricostruzione del ruolo della vittima nell’attuale assetto processuale, si vedano in dottrina S. Allegrezza, La riscoperta della vittima nella giustizia penale europea, 

Cravatte Raffaello Pancaldi SaldoRosso CadmioSeta2017 In network Seta If7gyYb6v Cravatte Raffaello Pancaldi SaldoRosso CadmioSeta2017 In network Seta If7gyYb6v Cravatte Raffaello Pancaldi SaldoRosso CadmioSeta2017 In network Seta If7gyYb6v
in S. Allegrezza-H. Belluta-M. Gialuz, L. Luparia (a cura di), Lo scudo e la spada. Esigenze di protezione e poteri delle vittime nel processo penale tra Europa e Italia, Torino, Giappichelli, 2012, p. 1.

[11] Riguardo gli oneri, a carico della polizia giudiziaria, di comunicazione alla persona offesa e ai servizi socio-assistenziali dei conseguenti provvedimenti estintivi o modificativi delle misure cautelari emessi dal giudice (art. 299 c.p.p., comma 2-bis), v., in senso critico, A Diddi, Chiaroscuri nella nuova disciplina sulla violenza di genere, cit., p. 98, per il quale, con tutte le variabili che solo la prassi suggerisce, in molti casi «può accadere che la polizia giudiziaria sia completamente all’oscuro della liberazione dell’imputato».

[12] Orientamento confermato infatti da Cass., sez. II, 3 maggio 2017, n. 36167, in Arch. n. proc. pen., n. 6, 2017, p. 15, secondo cui «il giudice deve tener conto - alla luce dei canoni interpretativi emergenti dalla Direttiva 2012/29/UE - in via gradata, della tipologia della parte offesa (se è parte offesa di delitti di tratta di esseri umani, di terrorismo, di criminalità organizzata, di violenza o sfruttamento sessuale, di crimini di odio, di minorenne) o del movente del reato (se si sia trattato di violenza di genere), ovvero del contesto in cui il reato è stato commesso (se si sia trattato di violenza nelle relazioni strette); al di fuori di tali casi, deve valutare se al delitto connotato da violenza si ricolleghi un concreto pericolo di intimidazione, ritorsioni o vittimizzazione secondaria ripetuta, tali da escludere che si tratti di un reato minore o che vi sia un debole rischio di danno per la vittima». Ribadito pure da Cass., sez. II, 4 maggio 2017, n. 36680, in CED Cass. n. 270640, per la quale la norma si applica in tutti quei casi in cui ci sia un concreto fondamento razionale alla norma, tale da giustificare la compressione dei diritti processuali dell’indagato sottoposto a limitazione della libertà personale.

[13] Cfr. Cass. pen., sez. I, 21 dicembre 2015 n. 1483, in Guida dir., 2016, 26, p. 52, secondo cui, nella nozione di “delitti commessi con violenza alla persona”, devono ricomprendersi anche i reati caratterizzati da azioni violente “occasionali”, giacché né la lettera della norma, né la ratio della stessa legittimano una interpretazione riduttiva, secondo cui tra i delitti commessi con “violenza alla persona” debbano farsi rientrare solo quelli in cui la condotta violenta si sia caratterizzata per l’esistenza di un pregresso rapporto relazionale tra autore e vittima. Anche se, secondo altre pronunce, si era previsto genericamente che l’avviso dovesse essere previsto tutti quei delitti, consumati o tentati, che si sono manifestati in concreto con atti di violenza fisica, ovvero morale o psicologica, in danno della vittima del reato (Cass., sez. II, 24 giugno 2016, n. 30302).

[14] Cass., sez. VI, 16 giugno 2016, n. 27975, in CED Cass. n. 267131. Tant’è che risulta consolidato nella giurisprudenza di legittimità «l’orientamento che ritiene che anche la richiesta di modifica con modalità meno gravose della misura applicata debba essere comunicata, a pena di inammissibilità, alla persona offesa». In questi termini M. Guerra, Questioni in tema di diritti di informazione ed interlocuzione della persona offesa nell’incidente cautelare, cit.

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[15] Cass., sez. V, 24 febbraio 2016, n. 18306, in CED Cass. n. 366524.

[16] Cass., sez. V, 8 gennaio 2016, n. 18565, in Guida dir., 2016, f. 27, p. 64, nel caso del rientro dell’indagato/imputato nel luogo ove abita la persona offesa. Utile, per la tematica che ci occupa, il richiamo di Cass., sez. un., 29 gennaio 2016, n. 10959, in CED Cass. 265894, con cui si è ritenuto che il reato di atti persecutori, ex art. 612-bis c.p., vada ritenuto compreso nell’elenco dei delitti commessi con violenza alla persona, con conseguente obbligatorietà, ex art. 408, comma 3-bis, c.p.p., dell’avviso della richiesta di archiviazione, indipendentemente da una espressa richiesta in tal senso della presunta vittima del reato. Particolarmente interessante il contributo di G. Schena, Il concetto progressivo di violenza alla persona e tutela informativa della persona offesa, in Cass. penCravatte Raffaello Pancaldi SaldoRosso CadmioSeta2017 In network Seta If7gyYb6v., f. 4, 2017, p. 1523, a commento della decisione affermativa della S.C., che, a suo avviso, «origina a ben vedere da un presupposto storico, più che normativo. L’argomento decisivo attiene alla valutazione concreta del contesto storico-fattuale in cui si inscrive la violenza, non anzi alla possibilità di allargarne i confini concettuali. Interpretando la violenza alla persona come violenza di genere, la Corte invero finisce col garantire l’informativa alla vittima sia di stalking sia di maltrattamenti, prospettiva que­st’ultima non contemplata dalla sez. V. Nella sostanza però poco cambia. […] Si ha tuttavia l’impressione che il legislatore non voglia superare il binomio “persona offesa” - “danneggiato”. L’inserimento nel codice di rito della “vittima”, quale destinatario privilegiato della speciale tutela sin qui considerata, avrebbe reciso ogni dubbio. La primazia del diritto comunitario avrebbe imposto già a monte un’interpretazione convenzionalmente orientata della norma interna».

[17] M. Guerra, Questioni in tema di diritti di informazione ed interlocuzione della persona offesa nell’incidente cautelare, cit., pag. 2535B «nonostante l’apprezzabile scelta legislativa di ancorarne a criteri oggettivi l’ambito di operatività dei diritti all’in­formazione e all’interlocuzione della persona offesa, il ricorso alla categoria dei “delitti commessi con violenza alla persona” in realtà non abbia raggiunto completamente l’obiettivo di certezza perseguito; inoltre, rimangono problematicità su alcune delicate questioni che attengono alla tutela giurisdizionale dei diritti affermati».

[18] Cass., sez. I, 29 ottobre 2015, n. 49339, in Dir. e giustizia, 2015, p. 222.

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[19] Cass., sez. I,29 ottobre 2015, n. 49339, cit.

[20] Prevedendo l’inammissibilità della richiesta, il legislatore ha inteso assicurare effettività al diritto di interlocuzione della persona offesa, precludendo al giudice l’esame nel merito della richiesta, immeritevole di analisi in quanto priva dei prescritti presupposti processuali.

[21] Così, Cass., sez. II, 3 febbraio 2016, n. 12325, in CED Cass. n. 266435. Per Cass. sez. II, 3 maggio 2017, n. 36167, cit., è sufficiente che la parte offesa sia “notiziabile”, ovvero abbia nominato un difensore oppure dichiarato o eletto domicilio, e che tali dati siano rilevabili dagli atti accessibili all’istante; secondo Cass., sez. II, 15 aprile 2016, n. 21070, in Guida dir., 2016, f. 30, p. 88, non è imputabile l’omesso avviso all’indagato quando non siano stati ancora depositati gli atti dai quali potere desumere i dati della persona offesa (nomina del difensore o dichiarazione o elezione di domicilio) e comunque l’obbligo di comunicazione è subordinato alla nomina da parte della persona offesa di un difensore (nel qual caso l’istanza va notificata presso il difensore) ovvero alla dichiarazione o elezione di domicilio da parte della persona offesa (nel qual caso l’istanza va notificata nel domicilio dichiarato o eletto): l’obbligo di informativa viene meno nel caso in cui, oltre alla mancata nomina del difensore, la persona offesa abbia omesso di dichiarare o eleggere domicilio. Orientamento contrastante, oltre che con la sentenza in commento, anche con Cass., sez. II, 1° aprile 2016, n. 19704, non massimata, la quale ha affermato che l’art. 299 c.p.p. prevede distinte modalità di notifica della istanza alla persona offesa a seconda che questa abbia nominato un difensore di fiducia (nel qual caso si considera domiciliata presso di lui ex art. 33 disp. att. c.p.p.) o non lo abbia nominato (nel qual caso, invece, la notifica deve essere eseguita personalmente alla stessa persona offesa), salva l’ipotesi in cui essa abbia eletto o dichiarato domicilio, posto che in quest’ultima evenienza la notifica deve essere sempre eseguita in tale luogo, anche se sia già intervenuta la nomina di un difensore.

[22] Un onere pari a quello che interessa la persona offesa che deve (ancora oggi) comunicare la volontà (anche postuma alla presentazione della denuncia-querela) di ricevere le notifiche circa le determinazioni del magistrato del pubblico ministero; pari altresì all’onere di opporsi a che il procedimento penale si definisca con decreto penale di condanna. In particolare, sul concetto di onere della p.o., può essere utile il richiamo alla giurisprudenza monolitica sul diritto di ricevere l’avviso ex art. 408 c.p.p.: ex multis, cfr. Cass., sez. III, 23 maggio 1995, n. 2160, in Giust. penGrigio Occhiali Sole Cressi Amazon Vento Da mw8Nn0., 1998, f. III, p. 495, per cui «la “ratio” della norma che pone a carico della persona offesa dal reato l’onere di chiedere di essere informata dell’eventuale richiesta di archiviazione proposta dal p.m. è solo quella di esonerare le procure da inutili adempimenti. Dovranno essere avvertiti esclusivamente coloro che dichiarano di volerlo, con la conseguenza che nessuna violazione di legge sussiste in caso di mancata comunicazione della detta richiesta del p.m. alla persona offesa rimasta inerte».

[23] In dottrina, v., ancora, M. Guerra, Questioni in tema di diritti di informazione ed interlocuzione della persona offesa nell’incidente cautelare, cit., e S. Recchione, La vittima cambia il volto del processo penale: le tre parti eventuali, la testimonianza dell’offeso vulnerabile, la mutazione del principio di oralità, cit., p. 10; M. Bontempelli, Novità nelle procedure di revoca e sostituzione, cit., p. 157; più in generale, v. A. Procaccino, L’evento della persona offesa nelle dinamiche custodiali, cit., p. 99.

[24] D. Potetti, Il nuovo articolo 299 c.p.p. dopo il decreto legge n. 93 del 2013, cit., p. 986.

[25] In questi termini alcune pronunce dei giudici di legittimità (Cass., sez. II, 3 febbraio 2016, n. 12325, in CED Cass. n. 266435 e, in senso conforme, Cass., sez. II, 14 aprile 2016, n. 21070, non massimata; Cass., sez. I, 13 luglio 2015, n. 34132, in www.archiviopenale.it) che, però, non sembrano soccorrere più di tanto, in quanto riferite, ad esempio, a comportamenti processuali diversi: ad esempio, l’assenza dell’offeso, regolarmente citato per l’udienza preliminare, è stata ritenuta compatibile con una volontà di segno contrario a quella di volersi avvalere del diritto alla partecipazione effettiva al procedimento.

[26] M. Guerra, Questioni in tema di diritti di informazione ed interlocuzione della persona offesa nell’incidente cautelare, cit.

[27] In attuazione sempre della Direttiva 2012/29/UE, il d.lgs. n. 212 del 2015 ha aggiunto l’articolo 90-bis c.p.p., rubricato “Informazioni alla persona offesa” che declina le informazioni da fornire alla persona offesa sin dal primo contatto con l’autorità procedente, contenente una serie di informazioni tecnico-giuridiche, da comunicare in una lingua comprensibile, utili ad orientare la persona offesa durante lo svolgimento delle indagini e nell’eventuale fase processuale, al fine di assicurarle la piena consapevolezza dei diritti e facoltà che la legge le riconosce, secondo lo standard minimo imposto dalla normativa europea.

[28] Come notato da M. Guerra, Questioni in tema di diritti di informazione ed interlocuzione della persona offesa nell’incidente cautelare, Cravatte Raffaello Pancaldi SaldoRosso CadmioSeta2017 In network Seta If7gyYb6vcit., «la formulazione della norma e la chiave di lettura fornita dai lavori parlamentari porta a ritenere che l’onere di notifica sia stato regolamentato al fine di realizzare una tutela proporzionata dei diritti sia della persona offesa alla partecipazione al procedimento che quello della persona indagata a sollecitare un tempestivo ripensamento della situazione cautelare che la riguarda. Tale soluzione, per di più, evitando l’effettuazione delle comunicazioni anche nei confronti della persona offesa che si sia disinteressata del processo, consentirebbe di rispettare la volontà di quest’ultima in tutti i casi in cui non desideri essere ulteriormente coinvolta in una vicenda dolorosa in cui è rimasta vittima (il c.d. diritto all’oblio)».

[29] Secondo Cass., sez. II, 1° aprile 2016, n. n. 19704, cit., in definitiva, «l’obbligo di comunicazione dell’istanza di revoca o di sostituzione delle misure cautelari coercitive applicate nei procedimenti per reati commessi con violenza alla persona, previsto dall’art. 299, commi 3 e 4-bis, c.p.p, è da intendersi esteso a tutte le fattispecie delittuose, consumate o tentate, che in concreto si siano manifestate con atti di violenza in danno della persona offesa ed è da assolvere provvedendo alla notificazione dell’i­stanza alla persona offesa (i cui dati identificativi completi emergano dal fascicolo processuale) attraverso le forme ordinarie di notifica di cui agli art. 154 e ss., c.p.p, tenendo conto in proposito dell’eventuale nomina di un difensore di fiducia (nel qual caso la persona offesa si considera domiciliata presso il difensore ex art. 33, disp. att. c.p.p.), ovvero dell’e­spressa dichiarazione o elezione di domicilio (nel qual caso la notifica verrà ivi eseguita in deroga a quanto previsto dall’art. 33 citato)».

[30] Invero, secondo un condivisibile orientamento giurisprudenziale, «ai fini dell’osservanza dell’art. 299, comma 4 bis, c.p.p., nella parte in cui prescrive che la richiesta, da parte dell’imputato, di revoca o sostituzione della misura cautelare, qualora questa sia stata applicata per taluno dei delitti di cui al precedente comma 2 bis dello stesso art. 299, sia notificata, a pena di inammissibilità, presso il difensore della persona offesa ovvero direttamente a quest’ultima, salvo il caso di mancata dichiarazione o elezione di domicilio, deve ritenersi consentito che detta notifica venga effettuata a mezzo Pec (posta elettronica certificata) dal difensore dell’imputato a quello della persona offesa» (così Cass., sez. II, 11 gennaio 2017, n. 6320, in Arch. n. proc. pen., 2017, f. 3, p. 291 per la quale deve ritenersi che la lettera raccomandata, di cui può avvalersi il difensore ai sensi dell’art. 152 c.p.p., può essere sostituita dalla comunicazione a mezzo PEC).

[31] Alexander Occhiali Da Mcqueen Raffaello network Viola Mcq SoleOro2019 By Primavera Pk0nO8wXCosì P. Spagnolo, Vittima di reato e diritto all’informazione: un binomio insoddisfacente, in Cass. pen., f. 10, 2017, p. 3482B, secondo cui, «in seguito alle modifiche all’art. 299, c.p.p., la persona offesa potrà presentare memorie, a contenuto informativo, che contribuiranno alla valutazione della adeguatezza della misura ogniqualvolta siano in discussione i presupposti cautelari. Un intervento importante, diretto ad ampliare lo spettro cognitivo del giudice, ma che deve restare circoscritto alle ipotesi di richiesta di revoca e sostituzione della misura, venendo in rilievo in tutti gli altri gli altri casi la comunicazione sulla scarcerazione ex art. 90-ter, c.p.p.».

[32] Così M. Guerra, Questioni in tema di diritti di informazione ed interlocuzione della persona offesa nell’incidente cautelare, cit., p. 2535B.

[33] Principio, quello della presunzione d’innocenza, fortemente valorizzato proprio da altra direttiva, ossia la 2016/343 del 9 marzo 2016 sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali. In particolare, il considerando n. 20 prevede espressamente che «le autorità competenti dovrebbero astenersi dal presentare gli indagati o imputati come colpevoli, in tribunale o in pubblico, attraverso il ricorso a misure di coercizione fisica [...] a meno che il ricorso a tali misure sia necessario per ragioni legate al caso di specie in relazione alla sicurezza, ad esempio al fine di impedire che indagati o imputati rechino danno a se stessi o agli altri o a beni, o al fine di impedire che gli indagati o imputati fuggano o entrino in contatto con terzi, tra cui testimoni o vittime.

[34] E ciò è pacifico, considerato che l’istanza exMOrecchini2 Paia Hamp; Hamp; MOrecchini2 Hm Hamp; Hm Bianco Paia Bianco MOrecchini2 Paia nkX0OwP8 art. 299 c.p.p. non può trovare accoglimento allorché si fondi su censure che investono quegli stessi elementi indiziari posti a base dell’ordinanza applicativa della misura cautelare, e questi risultano immutati nella loro valenza e gravità: così Cass., sez. fer., 31 agosto 2017, n. 39858, in Dir. e giustizia, 4 settembre 2017. Invero, la disciplina prevista dall’art. 299 c.p.p. sulla revoca e sostituzione della misura, impone la costante verifica della perdurante legittimità delle restrizioni personali attraverso un costante adeguamento dello status libertatis, a seguito di fatti sopravvenuti ovvero per eventuali modifiche della situazione processuale o dei presupposti e condizioni di legge, nonché per fatti preesistenti e non conosciuti o non valutati dal giudice (Cass., sez. IV, 21 giugno 2017, n. 37527, in CED Cass. n. 270795).

[35] Sempre secondo P. Spagnolo, Vittima di reato e diritto all’informazione: un binomio insoddisfacente, cit., p. 3482B, seppur molto non sia cambiato sotto il profilo partecipativo della persona offesa, tuttavia si devono assolutamente arginare derive vittimo-centriche, cioè quelle che finiscono per sacrificare i diritti dell’imputato, e «per fare ciò non va costruito un muro di cinta intorno al processo, ma un nuovo ruolo alla vittima, non più un oggetto da proteggere o da ascoltare, ma un soggetto della dinamica processuale che contribuisce attivamente alla funzione cognitiva del processo».

[36] Così P. Spagnolo, Vittima di reato e diritto all’informazione: un binomio insoddisfacente, cit., p. 3482B, la quale, non mancando di sottolineare le numerose lacune dell’impianto normativo nostrano, sottolinea l’importanza, nel contesto di una disposizione generale, come è l’art. 90-bis c.p.p., di dare l’avviso di cui all’art. 335, comma 3-ter, c.p.p. «purché non si finisca per ritenere che prima del decorso dei sei mesi non saranno date comunicazioni alla persona offesa o che questa comunicazione sia equivalente a quella fornita, solo quando si procede per determinati reati, con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari». Inoltre, sempre l’A., evidenzia come la direttiva avrebbe potuto essere «l’occasione per eliminare sia la distinzione, sempre legata alla evanescente categoria dei “delitti con violenza alla persona”, tra un obbligo di dare avviso della richiesta di archiviazione e un onere di richiedere di essere avvisata, sia quella, ancora più incomprensibile, in ordine ai termini per presentare l’opposizione».

[37] In dottrina, è stato puntualmente sottolineato come sia la stessa direttiva a riconoscere che l’esercizio di alcuni diritti potrà essere condizionato «dal ruolo che le vittime assumano nel sistema giudiziario degli Stati membri». Così sempre Menna, I soggetti, cit., p. 130.


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